Diffidate dalla realtà di Remo Badoer: il lato obliquo dell’esistenza
La raccolta “Diffidate dalla realtà” di Remo Badoer offre un affascinante intreccio di sapore rétro, surrealismo e arguzia contemporanea. Questi racconti invitano i lettori a mettere in discussione l’apparenza delle cose, a non fidarsi ciecamente di ciò che sembra normale e a lasciarsi sedurre da ciò che, sottilmente, non lo è.
Badoer dipinge un panorama di situazioni e personaggi che si muovono in contesti apparentemente ordinari, ma che presto rivelano incrinature e dissonanze. Non si tratta di un’irruzione del fantastico nel reale, bensì del reale stesso che si contorce, mostrando il proprio lato obliquo. Il titolo funge sia da monito che da chiave di lettura.
Tra i racconti più riusciti spicca “La bottega”, in cui un personaggio entra in un negozio che non vende oggetti, ma “scambia ricordi”. Un’idea brillante, sviluppata con leggerezza e inquietudine insieme, come una fiaba per adulti che lascia un retrogusto amaro. Il protagonista si accorge che la realtà, quando è trattata come moneta, perde consistenza e senso. In “Folletti”, invece, Badoer usa l’ironia per mettere in discussione il nostro rapporto con l’invisibile, con ciò che sfugge al controllo, ma che condiziona la nostra quotidianità in modi sottili e imprevisti. I racconti sembrano costruiti per spiazzare il lettore proprio nel momento in cui si aspetta una spiegazione razionale. “Gabhar e la morte”, infine, assume i toni della parabola, con una scrittura evocativa e controllata, che tocca il tema del limite tra vita e dissoluzione, senza mai scadere nel patetico.
Lo stile di Badoer è asciutto e sorvegliato. Riesce a dire molto con poche parole, suggerendo più che spiegando e invitando il lettore a partecipare attivamente alla comprensione del testo. Questo rende la lettura stimolante, a volte disorientante, ma sempre coinvolgente. La raccolta presenta inoltre un raro senso di coerenza interna: i racconti, pur autonomi, si riflettono e a volte si contraddicono, con una voce autoriale riconoscibile ma mai invadente.
Se c’è un difetto ricorrente, è una certa distanza emotiva. I personaggi, pur ben delineati, sembrano spesso figure simboliche più che persone reali. Questo è in parte voluto, coerente con l’impianto filosofico dell’opera – la realtà è maschera, rappresentazione, inganno – ma può lasciare un senso di freddezza, soprattutto nei racconti più concettuali, come “Il telegiornale” o “Il suicida vergognoso”, in cui la costruzione dell’idea prevale sulla vitalità narrativa. Questo è in parte intenzionale, coerente con l’impianto filosofico, ma può lasciare un senso di freddezza, soprattutto nei racconti più concettuali come “Il principio di indeterminazione”. In alcuni momenti, la scrittura rischia di diventare troppo cerebrale, con il gioco intellettuale che prevale sul coinvolgimento narrativo.
“Diffidate dalla realtà” è una raccolta che si apprezza meglio con letture lente e riflessive, meno adatta a chi cerca un’emozione diretta o una trama lineare. Tuttavia, rimane un’opera intelligente e curata, capace di sorprendere senza alzare la voce. Non tutto colpisce allo stesso modo, ma anche questo fa parte del gioco: il lettore è chiamato a esplorare un territorio instabile, dove il senso emerge per accumulo, deviazione e negazione.

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